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  • M31 del 16-08-2010 high resolution
  • Nebulosa di Orione (M42)
  • Galassia del Triangolo (M33)
  • Nebulosa Velo (NGC 6992)
  • Ammasso delle Pleiadi (M45)
  • Nebulosa Crescent (NGC 6888)
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  • Ammasso delle Pleiadi (M45) ripreso con CCD

L'universo prima del Big Bang

Particolari anomalie rilevate nella radiazione cosmica di fondo potrebbero indicare che ci troviamo in un universo ciclico, in cui alla fine di ogni "eone" un nuovo Big Bang darebbe il via a un nuovo universo.

Chiedersi che cosa sia avvenuto prima del Big Bang può sembrare poco scientifico, visto che il tempo stesso non sarebbe dovuto esistere se non dopo quell'evento di circa 13,7 miliardi di anni fa.

Gli effetti "a scala umana" della relatività

E' stato possibile misurarli grazie a un nuovo sensibilissimo orologio atomico il cui "ticchettio" è scandito dal moto vibrazionale di un singolo atomo di alluminio

Pur essendo stata ripetutamente messa alla prova, la teoria della relatività sembra sempre qualcosa che ha poco a che fare con la vita quotidiana, anche se i sistemi GPS, solo per fare un esempio, devono fare i conti con essa.

Inversioni rapide del campo magnetico terrestre

Secondo le attuali teorie il processo di inversione dei poli richiede circa 4000 anni, ma una nuova scoperta sembra indicare che 15 milioni di anni fa un simile evento avrebbe richiesto solo quattro anni.

Il campo magnetico terrestre si inverte periodicamente in media ogni 200.000 anni: questo processo richiede dai 4000 ai 5000 anni e, se i modelli della struttura del nucleo della Terra sono corretti, è impossibile che esso avvenga più rapidamente.

Tuttavia, per la seconda volta nell'arco di 15 anni sono state trovate prove che suggerirebbero - il se è d'obbligo - che oltre a questi lenti eventi di inversione ciclica, il nostro pianeta potrebbe aver subito eventi di inversione del campo magnetico estremamente rapidi, che si sarebbero realizzati nel giro di pochissimi anni.

Un buco nero di massa intermedia

L'esistenza di questo tipo di oggetti celesti era stata ipotizzata ma fino alla scoperta di HXL-1 non era disponibile alcuna prova osservativa

HLX-1, il più brillante dei membri di una straordinaria classe di oggetti, le fonti ultra-luminose nello spettro X, si trova effettivamente nella galassia ESO 243-49 a circa 300 milioni di anni luce dalla Terra. La conferma è arrivata da una ricerca condotta da un gruppo internazionale di astronomi, che ne dà notizia in un articolo pubblicato sull'Astrophysical Journal.

Il fatto che la sua eccezionale luminosità nello spettro X non sia imputabile né a qualche stella antistante né a qualche galassia retrostante è importante perché indica che HLX-1 contiene un buco nero di massa intermedia compresa fra quella dei buchi neri stellari (con massa da tre a 20 volte quella del Sole) e i buchi neri supermassicci (da un milione a un miliardo di masse solari), presenti al centro della maggioranza delle galassie.

Un'esplosione stellare in 3D

Ricercatori dell'ESO sono riusciti a ricostruire per la prima volta in 3D, la ricostruzione della propagazione asimmetrica del materiale centrale della stella.

Utilizzando il Very Large Telescope (VLT) gli astronomi dell'ESO hanno ottenuto per la prima volta una visione tridimensionale di come si propaga il materiale più interno di una supernova durante la sua esplosione, avvenuta recentemente. I risultati dello studio sono in orso di pubblicazione sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

L'esplosione iniziale non solo era potente ma, secondo i nuovi risultati, si concentrava in una direzione particolare. Ciò evidenzia la forte turbolenza caratterizzante la supernova, comprovando i modelli informatici più recenti.

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