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  • Ammasso delle Pleiadi (M45)
  • Nebulosa Crescent (NGC 6888)
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Terra e Luna più giovani di quanto finora ritenuto

E' quanto risulta dalle misurazioni degli isotopi del tungsteno presenti nella crosta alla luce di un modello delle dinamiche di fusione fra i corpi celesti all'origine del pianeta e del suo satellite

Ringiovanire di 120 milioni di anni d'un colpo non è da tutti, ma è quello che è riuscito alla Luna, grazie a una ricerca, ora pubblicata sulle Earth and Planetary Science Letters, che ha potuto stabilire con maggiore precisione rispetto a quanto finora fatto l'epoca in cui la Luna si è separata dalla Terra.

Spiegate le spirali della calotta glaciale di Marte

Sia le spirali, sia il Chasma Boreale, un abisso lungo quanto il Grand Canyon ma più ampio e profondo, sono stati modellati dai venti catabatici del pianeta

Una delle caratteristiche distintive della calotta glaciale settentrionale di Marte è rappresentato dal Chasma Boreale, un abisso lungo quanto il Grand Canyon ma più ampio e profondo. Una seconda caratteristica forse ancor più singolare è rappresentata dalle nette strutture a spirale che la solcano, scoperte nel 1972.

Le strane bizze del buco nero al centro di Andromeda

Dopo un periodo di quiete eccezionale, improvvisamente è divenuto centinaia di volte più brillante suggerendo l'emissione di un burst di raggi X

I risultati di una ricerca sull'inaspettato comportamento del buco nero al centro della galassia di Andromeda sono stati presentati da Zhiyuan Li dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) di Cambridge (Massachusetts) all'annuale convegno della American Astronomical Society in corso a Miami.

Secondo le attuali teorie, la gran parte delle galassie contiene al proprio centro buchi neri milioni di volte più massicci del Sole. A una distanza di appena tre milioni di anni luce da noi, Andromeda, chiamata anche M31, fornisce l'opportunità di studiare in dettaglio il suo buco nero.

Osservata la velocità istantanea di particelle browniane

E' il primo test sperimentale diretto della legge di equipartizione dell'energia per questo tipo di particelle, legge che è a fondamento della meccanica statistica classica

Nel 1907 Einstein espresse l'opinione che non saremmo mai stati in grado di osservare la velocità istantanea delle minuscole particelle che si spostano in maniera del tutto casuale in quello che è noto come moto browniano.

A un secolo di distanza un gruppo di ricercatori dell'Università del Texas ad Austin è riuscito a confutare quel giudizio: "Questa è la prima osservazione della velocità istantanea di una particella browniana mai eseguita", ha detto Mark Raizen, che ha diretto la ricerca e firma un articolo in proposito pubblicato su Science. "La previsione di Einstein non è mai stata controllata per cento anni, anche se egli stesso propose un test per rilevarlala proprio nel 1907, dicendo al contempo che l'esperimento non sarebbe stato praticamente realizzabile."

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