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Una teoria per l'origine delle supernove

Le mancate osservazioni di raggi X supermolli da parte degli astronomi probabilmente sono dovute al materiale che circonda la nana bianca e che è in grado di assorbirli, oppure all'emissione di radiazione in altre parti dello spettro elettromagnetico.

Quando  esplode in forma di supernova, una stella emette una luce così intensa da essere vista a distanza di milioni di anni luce di distanza. Le supernove di tipo Ia, in particolare, si “accendono” o si “spengono” in modo così prevedibile che vengono utilizzate per misurare dell'espansione dell'universo. Ma la loro origine rimane tutt'ora sconosciuta.
Esistono prove sperimentali solide del fatto che le supernove di tipo Ia sono ciò che resta dell'esplosione di stelle denominate nane bianche, che hanno raggiunto un limite di massa troppo elevato. Per quanto riguarda lo stadio intermedio nel processo da nana bianca e supernova sono stati elaborati due possibili scenari, che richiedono entrambi la presenza di una stella compagna.

Nel primo modello, la nana bianca "ingoia" il gas che proviene da una stella gigante vicina; nel secondo, due nane bianche collidono e si fondono. Per stabilire quale delle due opzioni sia corretta, gli astronomi vanno alla ricerca di prove dell'esistenza di sistemi binari. Data la frequenza media di supernove, è possibile infatti stimare quante nane bianche "pre-supernove" dovrebbero esistere in una galassia. Ma la ricerca di queste progenitrici si è rivelata finora infruttuosa.

La caccia alle nane bianche in fase di accrescimento viene effettuata ricercando sorgenti di raggi X di energia particolare, prodotta quando il gas, investendo la superficie della stella, subisce una fusione nucleare. Una galassia tipica, dovrebbe contenere centinaia di queste sorgenti di raggi X "supermolli", che però vengono osservate solo di rado. Ne consegue – argomenta un recente articolo apparso sull'Astrophysical Journal – che lo scenario alternativo della fusione dovrebbe essere più probabile, almeno in molte galassie.

Rosanne Di Stefano dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e colleghi sottolineano che una supernova indotta da fusione sarebbe anche preceduta da una fase in cui la nana bianca si accresce con la materia che dovrebbe subire la fusione nucleare. Di conseguenza, le nane bianche non sono luminose alle lunghezze d'onda X per un lungo periodo di tempo. Probabilmente, il materiale che circonda la nana bianca può assorbire i raggi X, oppure l'emissione di radiazione potrebbe avvenire in altre parti dello spettro elettromagnetico.

Se questa fosse effettivamente la spiegazione corretta, spiega la Di Stefano, "occorrerebbe mettere a punto nuovi metodi di ricerca per le elusive progenitrici delle supernove di tipo Ia.

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it

 

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